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le pere da meditazione

le pere da meditazione

pere a forma di buddhaMi sono imbattuto oggi in un curioso trafiletto sul giornale “il sole 24 ore”. Riporta la notizia che in Cina è stata avviata la produzione e distribuzione di pere che hanno la forma di piccole statuette di buddha. Potrebbe essere la solita bufala mediatica che accompagna da sempre la scienza transgenetica.
Mi ricordo anni fa di aver letto di creazioni di salmoni sterili incapaci di risalire il fiume per deporre le uova, progettati per evitare la perdita di peso legata alla risalita; o di fragole con gene di pesce artico, prodotte per resistere al gelo.
Tutte invenzioni successivamente smentite. Apparentemente la gente è più interessata a queste notizie sensazionali che ad una corretta ed equilibrata informazione sul tema.
La genetica è un tema attuale che richiede obbiettività di giudizio e serenità nel confronto.
In queste righe vorrei parlare in modo schematico della genetica in campo vegetale.
Le piante transgeniche sono organismi in cui viene inserito un gene estraneo al proprio patrimonio genetico.

Le piante vengono generalmente modificate per resistere a insetti (attraverso almeno due modalità: Inserimento di un batterio Bacillus thuringiensis capace di uccidere diverse specie di insetti o inserendo inibitori di proteasi o di amilasi che interferiscono con l’idrolisi delle proteine vegetali o dell’amido così che l’insetto non è capace di digerire il cibo) , virus (facendo produrre alla pianta la proteina di rivestimento di un virus che normalmente infetta quel genere di pianta), resistenza a stress ambientali (tolleranza alla siccità, al freddo, alla salinità), aumento della produttività, modificando per esempio la naturale regolazione della crescita, resistenza ad erbicidi, così da poter distruggere selettivamente alcune piante e non altre nelle coltivazioni intensive su grandi superfici, o per modificarne il potere nutritivo (esempio più eclatante è l’aggiunta di vitamine e beta-carotene al riso, o aumentandone il contenuto in ferro). golden rice E’ ora possibile alimentare in modo più efficace popolazioni malnutrite con gli alimenti tipici di quelle regioni, creare coltivazioni in ambienti estremi, aiutare alcuni malati nella loro patologia.

Tipico è il caso della barbabietola da dolcificante: si evitano gli effetti indesiderati del saccarosio sui diabetici inserendo il gene per l’enzima capace di convertire il saccarosio in fruttani; tali molecole non sono metabolizzate dal nostro intestino e quindi hanno un apporto calorico nullo, pur mantenendo lo stesso sapore dello zucchero da cucina.
L’esempio della pera da meditazione si inserisce in una branchia della genetica che studia e modifica l’aspetto e la durata dei prodotti vegetali.
Tipico è il caso che riguarda i fiori.
La genetica ha dato la possibilità di produrre piante dai colori originali: è ora possibile agire sulle antocianine, una classe di flavonoidi rappresentanti i pigmenti più comuni dei fiori, per creare nuove varietà e sfumature.
Oppure si è influito sulla durata delle verdure.
Sono stati creati organismi transgenici la cui maturazione risulta essere ritardata, consentendo così una migliore conservazione e condizione per il trasporto; un esempio è rappresentato dal pomodoro flavr savr, nel quale un enzima modifica la scorza proteggendolo dagli attacchi parassitari e dall’invecchiamento.
È notizia di quest’estate che si è introdotta nel nord italia la coltivazione intensiva di un’anguria nana.anguria nana

Le mini-angurie sono il frutto della ricerca Hazera Genetics per soddisfare le esigenze dei produttori e dei mercati. Sono il risultato di accurate selezioni di varietà già presenti in natura, che incrociate fra loro hanno permesso di ottenere sementi per ibridi di cocomero capaci di produrre frutti di piccola dimensione di 2 kg. di peso con ottime caratteristiche organolettiche, comode e veloci da consumarsi e senza semi.
Lo slogan vede un’ammiccante ragazza che pone le seguenti domande: “ Vi è mai capitato di portare a casa un’anguria di 10-15 Kg e non sapere come conservarla? O essere costretti, per le stesse ragioni, a comprarne una fetta senza sapere ne chi l’ha tagliata ne da quanto tempo, col rischio, per di più, di rovinarla lungo il trasporto a casa? Avete mai notato la differenza di aroma e fragranza fra un cocomero appena tagliato ed uno che già da qualche giorno conservate in frigorifero?” .
Le domande hanno un loro senso commerciale, eppure mi fanno venire alla memoria quando da ragazzino andavo in macchina con papà verso il mare e ci fermavamo lungo il tragitto ad un baracchino che vendeva angurie.

Il contadino si avvicinava, ci faceva tastare l’anguria, che sceglievamo in un grosso contenitore metallico, e con rapide coltellate ci tagliava enormi fette, che mangiavamo sotto il tendone.
La baby anguria si porterà via questi ricordi?
E che dire della gioia dei bambini (e di certi adulti) di sputare i semi addosso ai malcapitati vicini?

Se i vantaggi delle modificazioni genetiche sono chiari, altrettanto chiari sono i pericoli: l’instabilità genetica dell’intervento umano che può portare a mutagenesi non prevedibili, la comparsa di nuove allergie legate all’introduzioni di geni alieni, il trasferimento dei geni per la resistenza a parassiti e pesticidi a specie infettanti attraverso la diffusione del polline e paradossalmente l’aumento di utilizzo di pesticidi legato alle nuove caratteristiche resistenti delle piante.

Il maggior problema risulta tuttavia quello della riduzione della bio-diversità con impatto negativo su altre specie.lcune di queste piante sono fondamentali nell’alimentazione della specie umana: frumento, riso, soia, pomodoro, patata, mais, barbabietola.
Per cui la potenziale contaminazione di coltivazioni “pure” e geneticamente trattate non è uno scherzo, venendo ad incidere sulle risorse primarie del pianeta.

Lo stato italiano, con la legge 28 gennaio 2005, n.5 ha stabilito (art. 2) il cosiddetto “principio di coesistenza”: “Le colture di cui all’articolo 1 sono praticate senza che l’esercizio di una di esse possa compromettere lo svolgimento delle altre e senza che nessuna determinazione possa essere assunta al fine di favorire alcune colture a danno di altre. La coesistenza tra le colture di cui all’articolo 1 e’ realizzata in modo da tutelarne le peculiarita’ e le specificita’ produttive e, per quanto riguarda le caratteristiche delle relative tipologie di sementi, in modo da evitare ogni forma di presenza occasionale. L’attuazione delle regole di coesistenza deve assicurare ai consumatori la reale possibilita’ di scelta tra prodotti transgenici e non transgenici e, pertanto, le coltivazioni transgeniche sono praticate all’interno di filiere di produzione separate rispetto a quelle convenzionali e biologiche”. Si tratta come è facile intuire di un principio ideologico, che al riscontro pratico non ha dato alcun risultato: i campi coltivati con sementi transgeniche non sono adeguatamente segnalati e non sono isolati dagli altri, cosicché la contaminazione aerea è invitabile.
Guardo mesto la produzione del mio frutteto biologico (nel senso che non applico alcun trattamento agli alberi).
Quest’anno i parassiti hanno impedito la fruttificazione degli alberi di pesco; ho raccolto molte prugne ma che non ho fatto in tempo a trasformare in marmellata perché sono marcite per il grande caldo. Neppure gli alberi di pere williams, di solito copiosi, sono stati generosi quest’anno. Chissà come se la passano le pere buddha al di la del mondo. Forse le loro preghiere le rendono inattaccabili ad insetti e parassiti.
Raccontatemi la vostra opinione sul tema del transgenico nel mondo vegetale o l’esperienza che avete avuto con le nuove creazioni nel mondo della frutta e della verdura.
Aspetto i vostri resoconti. p