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Avvertenze estive. I misteri della spremuta di arancia

Avvertenze 1

I misteri della spremuta d’arancia

In estate tornano di moda succhi e spremute.

E non solo perché sono dissetanti.

Per chi ha figli come me e deve affrontare magari una gita in montagna o un pic nic al mare, sono effettivamente un valido diversivo all’acqua.

Ma non potendo reperire arance di stagione o preparare per la fretta tipica delle vacanze con la famiglia succhi freschi, si deve  molto spesso ricorrere al supermercato ed ai suoi prodotti.

L’offerta è numerosa, e non sempre di qualità.

spremuta d'arancia

spremuta d'arancia

Volevo in queste righe offrirvi alcuni spunti di riflessione (anche giuridici) sul tema e criteri pratici di valutazione.

Tenete presente anzitutto che la legislazione italiana  vieta  di apporre l’immagine della frutta in tutte le confezioni di spremute con una quantità di succo inferiore al 12 %. (art. 11 d.p.r. 719/1958)

Pertanto, anche a prima vista , se una confezione non riporta l’immagine del suo contenuto (pera, mela, arancia ecc.) si tratta di una “sola”, come dicono a Roma,  perché la percentuale di succo è minima, ed il resto è acqua, zucchero e conservanti. Non compratela.

Tuttavia , un recente disegno di legge Comunitaria ha  previsto l’abrogazione dell’art. 1 della Legge italiana n.  286/1961, che fissava al 12% la percentuale minima di succo di agrumi per le bevande analcoliche colorate.

Quindi, il futuro ci riserverà sempre più bevande alla frutta con sempre meno frutta dentro.

Tuttavia, ci sono degli strumenti, facilmente utilizzabili, per distinguere i “veri” dai “falsi”.

Occorre  anzitutto vedere cosa riporta la dicitura sulla bottiglia.

Se riporta la dicitura  “succo” , vuol dire che contiene il 100 % di succo del frutto che volete acquistare.

Se riporta la dicitura “nettare” vuol dire che la bevanda è formata da almeno il 50 % di frutta – il che comunque è a mio avviso poco, perché l’altro 50 % è equamente diviso da porcherie o semplice acqua.

Nel caso poi dell’aranciata, se la dicitura è “aranciata” , vuol dire che la percentuale di arancia è non superiore al 12 % !

Pertanto, per chi volesse  acquistare “vera” aranciata, sarà bene comprare  succo di arancia e non aranciata…

Dopo la prima scrematura, è comunque raccomandabile leggere gli ingredienti, perché anche nei succhi possono esserci aromi, conservanti, coloranti o stabilizzanti e aggiunta di zuccheri.

In quest’ultimo caso, però la quantità di zucchero aggiunto deve essere esplicitamente indicata sull’etichetta con la dicitura “zuccherato” accanto alla denominazione del prodotto.

Alla bevanda non con succo al 100 %  viene solitamente aggiunto come conservante il  saccarosio, in quantità non inferiore a 60 mg ogni 100 mg di liquido, e acido ascorbico; si procede quindi con la pastorizzazione, trattamento che ne permette la conservazione pur causando la perdita di alcune sostanze nutritive, soprattutto di vitamine.

Non è permessa solitamente l’aggiunta di additivi alimentari coloranti; possono invece essere usati additivi antiossidanti come l’acido tartarico (sintetico) o l’acido citrico (naturale), conservanti come l’acido lattico; sostanze chiarificanti per aumentare la limpidezza; aromi; sostanze aggiunte per rigenerare il succo nel caso si utilizzi come materia prima la purea concentrata di frutta.

Tenete presente che  questi composti possono non essere indicati sulla confezione in quanto non sono considerati ingredienti.

Per evitare sorprese, sempre a prima vista, per evitare problemi legati ai contenuti indesiderati sopra menzionati,  può individuarsi una strategia di scelta semplice.

Solitamente i succhi senza conservanti e stabilizzanti sono contenuti nel reparto frigo ed hanno una scadenza limitata (massimo 2 settimane).

Spero esservi stato di aiuto ed aver contribuito ad una vostra scelta più consapevole.

Alla prossima.

pietro