Miele di rosmarino

Il miele di rosmarino viene utilizzato dal Torronificio in una limited edition abbinato alle nocciole trilobate delle langhe dop. Il miele di rosmarino – “rosmarinus officinalis” – è uno dei mieli italiani uniflorali più caratteristici e rari, poiché la pianta fiorisce tra febbraio e marzo, periodo in cui la maggior parte delle api è in letargo. Il termine “Rosmarinus” deriva da “ros” = rugiada e “marinus” = marino, in riferimento al fatto che queste piante vivono in prossimità del mare. Il fiore del rosmarino ha colore azzurro, raramente biancastro. Il miele di rosmarino ha un aspetto molto chiaro, tendente al giallo paglierino e cristallizza molto velocemente. Il gusto è molto dolce, il retrogusto marcatamente acido, l’aroma vagamente offcinale e ricorda molto il profumo dei fiori, con sentori di farina fresca e un finale di mandorle amare.

Comunemente denominato officinalis var. albiflorus o R. officinalis var. albus (senza citarne l’autore), con evidente riferimento al colore dei fiori; non si tratta comunque di una cultivar, ma si trova allo stato spontaneo generalmente associato al ben più diffuso e conosciuto rosmarino a fiori azzurri o rosei. Oltre che per il colore dei fiori lo si può distinguere per le foglie un po’ più grandi e più allargate.

 

Il R. officinalis vegeta dal livello del mare sin oltre i 1000 m di quota; alle basse quote, e entro una limitata distanza dalla costa, vive associato alle altre piante tipiche dell’ambiente mediterraneo (macchia o bosco rado), e indifferentemente al substrato; alle quote più elevate lo si ritrova solo su suoli calcarei sia in ambiente di gariga che ai margini di boscaglie o radure; anche se predilige i crinali ben esposti al sole, si rinviene a quote medio-alte (600/800 m) in radure.

 

La fioritura alle basse quote inizia dopo le prime piogge autunnali, e si può protrarre fino a primavera inoltrata quando le condizioni risultano essere favorevoli (buona piovosità), altrimenti si arresta a febbraio; alle quote più elevate la fioritura avviene tra maggio e luglio. Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è un arbusto presente in quasi tutti gli orti e i giardini d’Italia, coltivato principalmente per l’uso delle foglie in cucina ed in alcuni casi anche come pianta ornamentale, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.

 

Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta la storia della principessa Leucotoe, figlia del re di Persia, che sedotta da Apollo, intrufolatosi furtivamente nelle sue stanze, dovette subire l’ira del padre che la uccise per la sua debolezza. Sulla tomba della principessa i raggi del sole penetrarono fino a raggiungere le spoglie della fanciulla che lentamente si trasformò in una pianta dalla fragranza intensa dalle esili foglie e dai fiori viola-azzurro pallido. Da questa leggenda deriva l’usanza degli antichi Greci e Romani di coltivare il rosmarino come simbolo d’immortalità dell’anima; i rami venivano adagiati fra le mani dei defunti e bruciati come incenso durante i riti funebri. Orazio infatti diceva: ” Se vuoi guadagnarti la stima dei morti, porta loro corone di rosmarino e di mirto”.

 

Un’ultima curiosità: narra la leggenda che nella Sicilia dominata dalla maga Circe si ripetevano violente eruzioni vulcaniche causate dalla stessa maga. Queste eruzioni provocavano la morte di tutte le piante e costringevano gli abitanti a buttarsi in mare. Durante una di queste eruzioni solo una donna riuscì a salvarsi aggrappandosi alla scogliera. In quello stesso punto crebbe una pianta di Rosmarino, per ricordare a tutti gli uomini che il potere del bene si rinnova sempre.